Trapanofresa dotato di tavola girevole più tavola a croce supplementare. Quando si devono gestire 5 movimenti traslatori e uno rotatorio, è indispensabile quotare i disegni in modo mirato, per non perdersi in un labirinto di cordinate spaziali.
Truck Ford F 15 part. 1
Riproduzione RC in scala 1/5 di automezzo militare canadese.
Il motore e il cambio. Ho utilizzato un motore Saito bicilindrico a quattro tempi da 33 cc; l’avviamento è elettrico, grazie a due motori da crowler, in presa su una corona da 100 denti, montata sul corpo frizione. Il cambio in questa prima versione è a due marce + retro, dotato di speciali frizioni d’innesto, che permettono di cambiare rapporto in movimento, senza incorrere in fastidiose “grattate” .
Camera bike 5.1
Immersione nei suoni
“In bicicletta, ho viaggiato dieci anni in tutta Europa: da Milano alla Lapponia e poi sin giù fino a Stoccolma; da Stoccolma a Helsinki via Vardo Vadso in Norvegia (le ultime città a nord vicine al confine con la Russia); fino alla Bretagna, e via nave l’Irlanda (tutto il ring o quasi) e poi in Polonia, Slovacchia, Regno Unito…
Ho sentito nel tempo il desiderio di documentare fotograficamente queste esperienze; ne è emerso un collage eterogeneo d’immagini.
A tutt’oggi non è stato ancora chiarito quale tipologia di bicicletta sia più funzionale a questo genere di attività: molti utilizzano city-bike altri mountain-bike o biciclette da corsa. Per quanto riguarda l’accessoristica, a parte due ditte molto note che producono rispettivamente portapacchi e borse di ottima fattura, il mercato non offre molto in termini di qualità. E se una volta, soprattutto in Italia, si poteva affermare che la domanda di questi genere di prodotti non giustificasse particolarmente uno sviluppo del mercato, oggi si può dire esattamente il contrario.
Facendo tesoro dell’esperienza dei viaggi passati e avendo un’innata passione per meccanica e design, ho iniziato a realizzare nel mio garage, grazie all’uso di speciali macchine utensili per la lavorazione dei metalli, accessori per bicicletta non reperibili sul mercato.
Il progetto più ambizioso a oggi: la realizzazione ex-novo di una forcella ammortizzata disegnata per un telaio da corsa, il cui progetto è stato sviluppato insieme ad un noto telaista Italiano.
Durante la produzione dei componenti, ma anche in occasione di un viaggio in bici di due giorni con gli studenti del Politecnico nelle periferie e in zone sconosciute di Milano, organizzato da Matteo Poli, mi sono reso conto di come nel tessuto urbano ci siano attività artigianali, ormai in via di estinzione, straordinarie e quasi invisibili: è innegabile che la competenza, il saper fare e inventare di una moltitudine di fabbri, tornitori, modellisti, fonditori e falegnami sia stata la spina dorsale del design italiano dagli anni cinquanta ad oggi. Una realtà a dir poco sorprendente e non comprensibile attraverso processi conoscitivi tradizionali, ma costruito in prevalenza sul passaparola: provate da quello lui forse potrebbe, però forse è meglio quell’altro e così da corso Genova a Porta Romana e giù fino a lambire quasi la provincia di Pavia; di nuovo e ancora, lo strumento conoscitivo è stato in definitiva la bicicletta.”
Oggi, a 14 anni dai primi viaggi, mi chiedo in che modo sia modificata la mia percezione del territorio e come questo possa essere comunicato ad altri.
Sicuramente le diapositive sono state un valido aiuto: vedendole in sequenza si ha la percezione di assistere alla proiezione di un filmato condensato in key-frame; I lenti mutamenti geografici, dai più evidenti, come il passaggio di una catena montuosa ai più sottili come il lento virare della luce dal giallo all’azzurro se ci si dirige da sud a nord, visti come sotto trama delle immagini, credo contribuiscano a dare questa sensazione narrativa.
Per certi versi la possibilità di cimentarsi con qualcosa di più complesso, almeno da un punto di vista tecnico, come la produzione di veri e propri filmati, mi sembra una giusta evoluzione: la possibilità di creare clip in grado di trasmettere sensazioni senza l’ausilio di commenti orali o scritti, che finiscono per richiedere atti di fede, ma grazie alla perentorietà di ciò che si vede e si ode.
La frustrazione di non poter produrre immagini di estrema qualità con supporti digitali, ha finito per spostare la mia attenzione verso l’universo dei suoni: ho pensato che in fin dei conti è possibile ascoltare la radio, che non produce immagini, ma che i filmati muti ci mettono molto a disagio o ancora di come nei secoli la cecità, in rapporto alla sordità, ha prodotto svantaggi minori nei soggetti colpiti, estromettendoli meno nei processi legati all’apprendimento; è sufficiente pensare quanti musicisti cechi abbiano svolto la loro professione raggiungendo ottimi livelli.
Mi sono da prima chiesto quali suoni contribuiscano maggiormente all’esperienza percettiva di un ciclista, ma anche la loro importanza in funzione della localizzazione spaziale degli elementi nel paesaggio. In auto si è circondati da una cella di metallo e vetro, in moto il casco e il rumore del motore ci assordano, a piedi la lentezza dell’avanzare finisce per distrarci nella maggior parte dei casi; in bicicletta la soglia di attenzione è molto alta: percepire un suono può contribuire a evitare un pericolo, a informarci sulle condizioni del mezzo e del tipo di terreno che stiamo affrontando ecc. Esistono poi altre esperienze sensoriali che eccitano fortemente in bicicletta, se si escludono quella visiva e uditiva, legate ai restanti tre sensi e a mio avviso a un senso bistrattato, la percezione propriocettiva: la percezione della nostra collocazione spaziale e dei nostri movimenti; per intenderci la facoltà che ci permette, ad esempio, di toccarci la punta del naso con le dita anche a occhi chiusi. Quest’ultimo più di tutti gli altri sensi ci da la percezione di occupare un luogo e in esso muoverci.
Sfortunatamente, è almeno per ora impossibile comunicare esperienze propriocettive, ma da sempre il cinema è maestro nello stimolare emozioni attraverso un uso sapiente d’immagini e suoni, basta pensare all’uso felice delle colonne sonore nei film, considerò però l’uso della musica, nei documentari, per certi versi una scappatoia: mi sono chiesto se sia possibile fornire un sonoro reale di ciò che accade, opportunamente rielaborato per renderlo un mezzo espressivo, tanto interessante da avvincere lo spettatore.
Gli strumenti di oggi, per registrare e riprodurre suoni, immergono totalmente l’ascoltatore nell’esperienza percettiva e danno una grande libertà d’azione agli utilizzatori: registratori a due canali digitali in grado di registrare per ore, microfoni monodirezionali, bidirezionali regolabili, analogici o a condensatori e soprattutto software in grado di controllare alla perfezione i processi di post produzione; il tutto a prezzi che di anno in anno diventano sempre più alla portata di tutti.
Ho così pensato di trasformare una bicicletta in una sorta di strumento per la rilevazione dei suoni in cui fossero comunque montate due o più telecamere, sul principio dei camera-car; ma dove la registrazione audio rappresentasse la vera novità.
I suoni più interessanti credo provengano: dal terreno, dalla trasmissione a catena, dal respiro di chi pedala e dai mille suoni generati dall’ambiente in cui si è immersi. Ho individuato perciò i punti più interessanti per collocare microfoni monodirezionali analogici: forcella anteriore rivolto verso il basso, per il terreno; tubo orizzontale del carro posteriore in direzione del pignone, per registrare il fruscio della catena e la cambiata; sul manubrio, in mezzeria, rivolto verso la bocca del ciclista, per il respiro ed eventualmente per commenti, considerazioni ecc; la localizzazione di microfoni, che devono cogliere i suoni da un intorno vitale, è più libera e credo valga anche la pena di considerare l’uso di bidirezionali, per meglio accentuare lo spostamento di un suono in relazione alla bicicletta e l’effetto doppler in genere.
Il politecnico di Milano, nella figura di Matteo Poli, ha finanziato l’acquisto di microfoni e registratori digitali. Ho poi progettato e realizzato le staffe che permettono il montaggio degli apparati sulla bicicletta; non volevo che queste appendici assumessero un carattere di provvisorietà, per cui ogni forma è stata disegnata accuratamente da un punto di vista tecnico e stilistico. E’ in studio la possibilità di realizzare stadycam per aumentare la qualità del girato video, spero di coinvolgere uno studio d’ingegneri.
L’oggetto finale dovrebbe catturare le peculiarità tipiche della bicicletta: la capacità di affrontare molti tipi di terreni; l’agilità nel superare barriere: come marciapiedi, piccoli muretti, strettoie, luoghi affollati ecc; l’idea di volare immersi in una leggera brezza, in cui i suoni dell’ambiente che ci circonda siano protagonisti. Ma anche sensazioni molto terrene come la potenza scaricata al suolo per mezzo della catena o il ritmo cadenzato del respiro in funzione ad esempio di una strada a tornanti di montagna.
Credo poi, sarà interessante confrontare il girato con immagini cartografiche, utilizzando come interfaccia, la registrazione satellitare via GPS. Sono stati di recente presentati contachilometri per bicicletta con il localizzatore geosatellitare integrato.
Lo strumento, credo funzionerebbe molto bene anche per girare interviste in bicicletta, in cui i soggetti possano relazionarsi con temi legati al territorio e al paesaggio, in modo totalmente diretto, vivendo i luoghi del dibattito.
Da quando i viaggi in ferrovia hanno sostituito quelli a cavallo, progressivamente ci siamo rinchiusi in spazi sempre più claustrofobici, il territorio da luogo da vivere si è trasformato in un luogo da rilevare con l’oggettività delle immagini fotogrammetriche. Non nego la bontà di quest’approccio, ma credo vi sia spazio per proporre rilievi alternativi basati su percezioni soggettive e se l’aereo è la massima espressione del viaggio per punti o se si preferisce per salti, la bicicletta ben esprime la linearità narrativa delle strade. Forse poter vivere a pieno le superfici, muovendosi come i Tuareg nel deserto, potrebbe essere un passaggio obbligato successivo…
Il prodotto finale che immagino è un filmato con audio surround 5.1, in cui i le cinque o più tracce sonore registrate vengano miscelate e rielaborate, accentuando i suoni che interessano maggiormente, e in cui le immagini, siano il prodotto di due o più telecamere montate sulla bicicletta o sulle biciclette. A scelta potrebbero riprendere: o lo stesso ciclista, o un ciclista che segua, o il paesaggio.
I vantaggi legati alla spontaneità, all’agilità e economicità di un simile sistema credo siano notevoli. Va comunque inteso come un dispositivo complementare ad altri: troppe viste in soggettiva annoiano.
Sarebbe estremamente interessante proporre questo strumento a sceneggiatori e registi interessati: ho sempre pensato che le mie operazioni legate alla bicicletta, dovessero coinvolgere altri soggetti, aumentandone la complessità, attraverso un processo di stratificazione. Cito ad esempio: l’importanza di artigiani e ingegneri che ho frequentato in questi anni o la figura di Alessandro Mendini, che ha avuto la bontà di dare una lettura critica, di ciò che stavo immaginando, fornendomi nuovi stimoli o ancora la figura di Matteo Poli con cui condivido aspetti di questo cammino.
Mendini Pista / CF 55
Grafiche di Alessandro Mendine sulla Prima. Fanno parte di un gruppo di biciclette nate per volere di Matteo Poli e mia.
Una piccola 600 Abarth da rally RC
Agile non solo in pista ma anche sull’erba.
Sono partito da un modello FG in scala 1/5 shortwheelbase; il passo successivo è stato ridisegnare il telaio e la geometria delle sospensioni posteriori, per aumentarne l’altezza da terra; ho poi acquistato numerosi pezzi FG da pista e fuoristrada e l’avantreno della Elcom. Il prodotto finale è un modello artigianale, realizzato in diverse parti mediante l’uso di fresa e tornio, un po’ meno da fuoristrada di un buggy, ma molto veloce e realistico nelle risposte di guida.
Telaio: lastra di alluminio fresata con barre di rinforzo longitudinali in carbonio.
Sospensioni: a bracci indipendenti associati a molle e ammortizzatori e barra di torsione, diverse parti sono in alluminio ricavate dal pieno.
Motore: Zenoah 26 cc con filtro KN troncoconico da fuoristrada.
Trasmissione: posteriore a ingranaggi in acciaio e con differenziale autobloccante a olio.
Pneumatici: non essendo reperibili gomme tassellate della misura adatta, ho calzato ed incollato delle gomme da big-foot, opportunamente modificate, su ruote standard da pista 1/5.
Carrozzeria: riproduzione in lexan di una 600 Abarth in scala 1/5, dotata di fari ant. post. luci di posizione e luci di stop, funzionanti.
Una forcella per L’Islanda
800 Km di sterrati tra i fiordi e i deserti interni islandesi
L’ho progettata e realizzata nel mio studio laboratorio. E’ stata poi montata su di un telaio Pegoretti Duende modificato e testata in Islanda. La prima versione è attualmente esposta al museo del design della Triennale di Milano: “Quali cose siamo” di Alessandro Mendini
Artigianato a Milano: fonderia di via Col di Lana – affilatura Vigilia (foto AC)
Le attività artigianali milanesi cedono il passo per lasciare spazio alla moda e alle scuole di design
Queste fotografie sono la testimonianza di due attività artigianali che risiedevano in Via Col di Lana a Milano. I tessuti delle città sono da sempre materia viva in continua mutazione; mi rammarica però pensare che attività legate al design possano contribuire all’estinzione di un saper fare che è stato paradossalmente la spina dorsale di tanto made in Milano.
Rack Amburgo
Leggeri e contenuti nelle dimensioni pensati per essere montati su biciclette da corsa
Le biciclette in foto sono due Cinelli con telaio in acciaio. Montano prototipi ant. e post. di portaborse, realizzati in tondino di alluminio da 10 mm curvato; sono totalmente smontabili per occupare poco spazio e non presentano alcuna saldatura. Le staffe, realizzate alla fresa dal pieno, offrono un punto di ancoraggio solido e rappresentano una buona alternativa per tutti quei telai non dotati degli appositi fori filettati.




